5 Suggerimenti per la scelta della scuola (per pigri, ma tignosi)

È periodo di Open day scolastici e di genitori in fibrillazione, sono contenta di essermi lasciata alla spalle il primo passaggio e di avere due anni davanti prima dei prossimi open day!

1. Cercare una scuola montessori vicina a casa (io non ce l’ho). Innanzitutto,  come si può sapere se nella strada vicina a noi c’è una Casa dei bambini o una scuola primaria a metodo Montessori?
Il sito dell’Opera Nazionale Montessori è un buon punto di partenza, però non mi sembra molto aggiornato. La cosa migliore è informarsi sul territorio  (gruppo facebook di Città, Comune, Segreteria Scolastica, eccetera), ho sentito di ottime scuole a Metodo Montessori che non rientravano nei precedenti elenchi.
Un elenco di scuole alternative è pubblicato da Terra Nuova: Mappa della scuola che cambia.

2. Leggere i POF (Piano Offerta Formativa) è abbastanza obbligatorio, ma vanno letti come gli annunci immobiliari,  con cognizione. Benissimo l’inglese alla scuola d’infanzia  (che secondo me fanno praticamente tutti), ma come? Con chi? Perché si va dall’insegnante che segue il metodo Hocus & Lotus e si è formata per interesse personale a quella che ha fatto n ore controvoglia per avere l’abilitazione e ne ha odiato ogni singolo minuto. Cosa vuol dire “Favorire il riconoscimento delle diversità in un contesto multiculturale”? Che ci sono progetti sulle culture del mondo? Che le diverse culture sono valorizzate? Che i docenti fanno qualche bel discorsetto sulla pace e vai con il murales? Per restare positivi. Allora si legge e si interpreta, cercando di capire un orientamento generale, di trovare i progetti seguiti (probabilmente solo in alcune classi) e tenendo sempre presente che ogni insegnante è un po ‘ un mondo a sè.

3. Valutare l’ambiente. Questo vale per pubblico e privato. Una scuola può avere anche i muri scrostati o di un colore osceno perché non ha fondi,  ma nella classe dovrebbe vedersi l’attenzione del maestro. Su questo sono fissata e, infatti, abbiamo scelto la scuola con l’ambiente più casalingo, ordinato e armonioso possibile. Niente colori squillanti, ma neppure incuria. Niente Peppa Pig. Niente giocattoli distrutti. Niente banco dell’asino.
La valutazione dell’ambiente vale per infanzia e primaria in ugual modo.

4. Fare domande, con tatto. Cosa chiedere e come? Per me le informazioni migliori si ottengono indirettamente, tesi molto discutibile lo so, ma credo che molto spesso da alcune domande dirette si possano ottenere risposte non veritiere. Non per volontà, non intendo questo, ma perché si entra in modalità insicuro  (Ah! Mi  attaccano, attaccano tutto il mio sistema di valori!) con conseguente risposta tendente al negativo oppure in modalità ecco è arrivato il genio che implica una generica risposta standard. La domanda in tono colloquiale come se si fosse tra pari (che poi sarebbe veramente così!), mi sembra più utile. Per la scuola d’infanzia noi abbiamo chiesto cosa dovevamo fare per il pannolino, va bene anche per il ciuccio  (Risposta vincente: Ma non stressatelo apposta per la scuola,  tanto c’è tempo, farà da sé. Vedrete.), come sarebbe stato l’inserimento  (Risposta Vincente Sui tempi del bambino, non abbiate fretta) e come fanno a gestire così tanti bambini  (Risposta più bella: li facciamo sfogare in palestra; risposta meno bella: ormai sono grandi e devono capirlo).
Per la primaria in questo momento chiederei più informazioni sulla didattica, sui metodi utilizzati per la valutazione  (avete presente le faccine? Ecco.) e su come si organizzano per quella prova con il nome tanto strano di cui mi ha parlato mia cugina che era un po’ preoccupata per la figlia in seconda (Invalsi), questo magari a tu per tu con il maestro e non di fronte a tutti i genitori,  i colleghi e il dirigente.

5. Leggere cosa dicono le scuole che si autovalutano. Su Cerca la tua scuola si trovano molti dati sulle scuole del territorio nazionale. È un progetto ministeriale partito nel 2011 in cui trova anche l’autovalutazione fatta dai docenti. Interessante per farsi un’idea, quanto meno dell’umore del personale docente.

Se volete leggere qualcosa di più ponderato potete leggere qui, qui, qui e ancora qui.

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