Bambini e tecnologia. Pregiudizi o buon senso?

A me le nuove tecnologie piacciono, mi piace l’evoluzione del web, mi piaceva giocare ai videogame, mi piacciono le aumentate possibilità  di comunicazione, di rielaborazione, di creazione e di narrazione che offrono. Non sono un’ingenua e non penso assolutamente sia tutto oro, però non vorrei tornare ad un’era preinternet e neppure preapp.

Mi affascina anche il rapporto dei bambini con le tecnologie che fanno parte del loro mondo, di cui ora non sappiamo abbastanza. Sono felice di avere l’opportunità di seguire un corso on line gratuito come Smart Toys for Smarter Kids su una piattaforma come Emma.

Questo per spiegare, perché sono rimasta un po’ perplessa davanti all’articolo di Daniele Novara su Uppa 5 miti da sfatare su tecnologia e bambini.

In pratica, prende 5 opinioni sulla tecnologia che considera siano completamente errate e fuorvianti per i genitori e gli educatori e le confuta. Una lettura interessante che però mi ha lasciata veramente perplessa, perché per me le tecnologie sono essenzialmente un interessante e divertente strumento.

Oggi ho visto dei bambini di asilo nido, sui tre anni, usare un ipad (o simil non saprei dire) e devo ammettere che partivo con dei bei pregiudizi sul senso di un’attività di questo tipo con bambini così piccoli, alla fine invece questo era solo e soltanto uno strumento,  appunto, usato in modo molto proprio e consapevole, senza enfasi, senza dargli più importanza del necessario e senza che per questo sostuisse libri o altre attività. Un approccio che se portato avanti così nel tempo non mi fa pensare ad obesi giocatori di videogame senza relazioni personali se non mediate dallo schermo,  ma ad utilizzatori consapevoli.

Trovo difficile quindi pensare che le tecnologie non possano aiutare ad apprendere se non meglio (primo mito) almeno in modo divertente (penso a Lego Edu, al coding educativo e ai progetti di scuola 3.0) o se non altro con altri percorsi; che non siano strumenti relazionali  (nel bene e nel male) e anzi in questo caso trovo che un rifiuto  così deciso sia pure pericoloso perché mi risulta difficile pensare che si possano vietare fino all’età della ragione.

Mi piace il pensiero sull’illusione di controllo, per questo sono sempre più convinta che gli adulti dovrebbero impegnarsi davvero molto di più per capire le tecnologie e accompagnare i bambini e i ragazzi in un uso consapevole. Non demonizzo l’uso di whatsapp, anche se (se ci sarà ancora) non mi ci vedo ad usarlo con mio figlio, mi risulta molto difficile pensare che giocare insieme alla playstation possa compromettere un ruolo genitoriale (posso capire se si tratta di sparatutto o giochi violenti o completamente non etici, però anche lì immagino valga per tutto in questo caso).

Il discorso  (o mito) sul “mio figlio deve avere quello che hanno gli altri” mi pare applicabile a qualunque settore, dal giocattolo alla scarpa firmata, però con la coerenza di non pretendere noi genitori poi di avere tutto quello che hanno gli altri. (Cit. Mamma mormora la bambina…)

Sono molto d’accordo, invece, sul non dare sempre ragione all’esperto, ma usare il proprio pensiero critico per formarsi un giudizio.

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