Perché ogni madre dovrebbe essere una femminista

Non è esattamente un bel periodo per il femminismo,  nonostante agghiaccianti fatti di cronaca, discussioni interminabili su leggi e futuro, sulla cultura che porta a valutare 20 minuti equanto possono incidere sul futuro di una persona.

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Confesso di essere confusa sui termini, sulle ragioni culturale per cui non va niente bene il rapporto tra o generi, su cosa dovrebbe fare la scuola o su quanto si dovrebbe demandare alla scuola. Confesso di essere anche molto arrabbiata, perché molto è stato fatto fino ad oggi dai movimenti femministi, però molto è stato fatto evidentemente male. Confido però nelle nuove generazioni.
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Una cosa credo di averla capita, è ora di ristudiare comunque un po’ i fondamentali, di riprendere in mano Dalla parte delle bambine (versione anni 70 di Gianini Bellotti e versione 2007 di Lipperini) e di dirsi ancora femministe con forza e coraggio. Femminismo per chi sta già storcendo il naso, altro non è che la nozione radicale e rivoluzionaria per cui le donne sono essenzialmente persone. So che è forte da accettare.

I bambini tutti, maschi e femmine, poi saranno estremamente beneficiati dall’avere una madre e magari (giubilo e lietezza) un padre che non pensino che femminismo sia una parolaccia.

Vediamo perché è utile per un bambino o una bambina avere una madre femminista (parlo di madri, ma sostituendo con padri va bene uguale).

1. Una mamma femminista non critica le altre mamme per le loro scelte genitoriali. Contrariamente a quanto si possa comunemente pensare, una femminista sostiene le altre donne. Se crede nelle meraviglie della genitorialità naturale, non critica chi non allatta o non fa cosleeping. Se pensa che sia giusto tornare subito al lavoro e portare i bambini al nido, non critica chi vuole stare con i figli fino ai tre anni. E via così. Questo è un modo tra i tanti di insegnare ai figli la tolleranza e che non necessariamente quello che non scegliamo noi fa schifo.

2. I figli possono giocare con cosa gli pare. Bambole per i maschi? Ok. Camion per le femmine? Va bene. Ma anche maschi fissati con le ruspe e femmine con il rosa? Sì, perché la ricerca sul proprio genere e la libertà di scelta valgono in ogni caso, tanto… vedi punto 3.
Vuoi mettere la libertà?
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3. I figli avranno un’ampia gamma di scelta di giocattoli, letture e così via, perché la genitrice femminista ha ben presente quanto il marketing la società in cui viviamo tenda a condizionare le scelte in base al genere e che quindi in casa sia necessario ampliare l’offerta. Uguale a più possibilità, più divertimento, più capacità di scegliere consapevolmente.
4. Una madre femminista chiama le cose con il loro nome. Dà le informazioni corrette sulla sessualità quando richieste, non inventa storie, gestisce il proprio imbarazzo se c’è. Vi devo veramente dire perché è meglio per un bambino avere risposte oneste e calibrate all’età sulla sessualità?

5. Una madre femminista accoglie tutte le emozioni perché non è vero che i maschi debbano essere forti e coraggiosi e le femmine disponibili e ubbidienti. Per chi segue le teorie di Goleman questo si chiama anche allenamento all’intelligenza emotiva e pare che sia essenziale per avere esperienze di vita positive (e un lavoro).

6. Una madre femminista è attenta a dare un’immagine positiva del corpo, non fa e non accetta body shaming. Ora tutti a pensare alle femministe non depilate stile anni 70 e nessuno a pensare che la ceretta brasiliana faccia parte della cultura del porno. Olè!
La questione però è sulla consapevolezza e sull’accettazione. Anche qui, meglio fare scelte consapevoli e accettarsi o seguire un qualche irraggiungibile modello? Questa si chiama educazione.
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7. Il consenso vieno insegnato da subito, è non è più necessaria la famigerata educazione al NO, perché i bambini sanno già da piccoli che possono non baciare nonno, nonna, zio, zia, vicina di casa, parente alla lontana, fruttivendola che dà una caramella, bambino a cui hanno appena dato uno spintone per rimarcare il proprio diritto ad usare lo scivolo in modo esclusivo, se non vogliono. Possiamo raccontarci quello che vogliamo sull’insegnare a dire o a ricevere un NO tramite libri, lezioni, prediche o mosse educative, ma i bambini imparano dall’ambiente e se a questa struttura educativa accompagnamo l’obbligo al bacio e all’abbraccio, non servirà per niente a raggiungere i nostri obiettivi.

Inutile aggiungere che Maria Montessori era una femminista, con ovviamente un ruolo di spicco e una relazione con il movimento complessa come pare fosse la sua natura.

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