I principi Montessori per i genitori

Scoprire i principi montessoriani utili ai genitori per connettersi con i propri figli e crescerli nel rispetto del loro sviluppo, non è così difficile. Ne parla, infatti, la stessa Maria Montessori nel suo libro più accessibile, Il bambino in famiglia che si trova edito da Garzanti.

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Maria Montessori parla di nuova educazione, l’educazione cioè che si basa sull’osservazione scientifica del bambino e delle sue manifestazioni e che a queste vuole dare una risposta concreta per favorirne il pieno sviluppo. Incredibilmente, dai tempi di Maria Montessori alle nuove scoperte sulle neuroscienze applicate all’educazione, questa sembra essere ancora un’ educazione innovativa. E allora questi principi non sembrano affatto datati, ma piuttosto decisamente innovativi.

Il primo principio e il più importante è

  1. Rispettare tutte le forme di attività ragionevole del bambino e cercare di intenderle

Qui già si uccidono due dei pregiudizi sul metodo montessori e si pone l’accento su un elemento essenziale. L’elemento essenziale è il rispetto dell’attività del bambino, tutte le volte che non possiamo o non vogliamo rispettarla blocchiamo il naturale sviluppo del bambino (e ci creiamo un problema, perché i bambini lottano con coraggio per i loro diritti). Gli stereotipi uccisi sono quello sull’eccessiva libertà dei bambini montessoriani e quello opposto, dell’eccessivo rigore. Un metodo che si basa sull’osservazione attenta, perché solo attraverso di essa saremo in grado di comprendere le attività del bambino e il loro senso, non può ne essere lassista ne rigido per definizione. Prima di chiedere in ogni dove “quale attività posso proporre a mio figlio di un anno?” “Cosa posso far fare a mio figlio di tre anni?”, si dovrebbe cercare di capire cosa già fa e perché.

2. Bisogna assecondare quanto più è possibile il desiderio di attività del bambino; non servirlo, ma educarlo all’indipendenza.

Camminare, parlare, mangiare cibi solidi, le attività che impara il bambino sono decisamente attività complesse, che richiedono una grande mole di esercizio. Senza questo esercizio è molto più difficile che lo sviluppo naturale del bambino si compia senza intoppi. Cosa devono fare allora i genitori? Armarsi di pazienza e amore, lasciare che il bambino provi, metterlo nelle migliori condizioni per riuscire (l’ambiente!) e sacrificare il pensiero adulto volto alla velocità, alla pulizia e all’efficienza. Si riesce solo attraverso un esercizio continuo. Montessori fa l’esempio dei pasti.

la madre deve nutrire contemporaneamente il corpo e lo spirito, ma lo spirito deve avere la precedenza. Occorre che essa lasci da parte momentaneamente i suoi concetti – certo lodevolissimi – riguardo alla pulizia, poiché in questo caso essi hanno un valore del tutto secondario. Il bambino che comincia a mangiare da solo non sa certo farlo bene e per conseguenza si insudicia molto. Ebbene, si sacrifichi la pulizia al suo giustificato impulso di attività.

3. Poiché il bambino è assai sensibile, più di quanto si creda, alle influenze esteriori, dobbiamo essere molto guardinghi nei nostri rapporti con lui

Esiste una specie di timore nei confronti del bambino, che diventi pieno di difetti, che ci voglia sfidare, umiliare, che faccia cose per dispiacerci. In Maria Montessori però un bambino così non esiste, e che da adulti facciamo fatica a capire le caratteristiche della vita dei dei bambini. Dice, infatti:

Se noi non abbiamo sufficiente esperienza o non sufficiente amore per poter distinguere tutte le fini e delicate espressioni della vita infantile, se non le sappiamo rispettare, ci accorgeremo di esse solo quando si manifesteranno violentemente; a questo punto il nostro aiuto arriverà troppo tardi.

Quando il bambino è ormai in lacrime alcuni si affrettano a consolare tornando sui propri passi, altri genitori con principi pedagogici diversi invece pensano sia meglio non curarsene perché le lacrime passano  sempre da sole e i bambini non vanno viziati. Ditemi che non avete mai sentito dire che i bambini si abituano così a piangere e gli adulti diventano schiavi dei figli. A questi Maria Montessori risponde con parole chiare dicendo che queste lacrime sono  indizio di una vera angustia di cui soffre il suo spirito. Ora se state pensando “ecco, vedi gli vuol far fare tutto!”, vi sbagliate di grosso perché anche i bambini a cui si fa fare di tutti in questo senso non sono considerati liberi ne rispettati, perché

egli ha bisogno di riposo e di tranquilla uniformità; noi, invece, lo disturbiamo col nostro continuo e brutale intervento. E per di più si scaraventano su di lui una quantità di impressioni disordinate, che spesso si susseguono con tale rapidità da non lasciargli il tempo di poterle accogliere. Allora il bambino piange, allo stesso modo come se gli mancasse il nutrimento o avesse mangiato troppo e sentisse i primi disturbi di una difficile digestione

Sia che lo consoliamo sia che lo ignoriamo, probabilmente non abbiamo capito la causa delle lacrime. Anche qui i consigli sono di una praticità unica e di una modernità assoluta, come ammettere i sentimenti sgradevoli dei bambini, consolarli con tenerezza senza dare eccessivo peso, mai dire di fronte ad un pianto o ad un dispiacere “Non è nulla!”, negando la sua impressione e confondendo, ma partecipare con comprensione, in modo da dare il coraggio di raccogliere le esperienze e di capire come rapportarsi alle difficoltà della vita. Come ci si comporta allora verso le pene…

Non si negano, non se ne parla troppo, non se ne cerca la causa prima: una parola tenera e affettuosa è l’unica risposta che valga a consolare. Facendo così, il bambino potrà continuare da solo, liberamente, le sue osservazioni ed esperienze e il suo sviluppo fisico se ne gioverà moltissimo.

E ricordiamoci sempre che:

Non è nostro dovere di essere esempio di perfezione per il bambino, poiché davanti ai suoi occhi noi avremo sempre i nostri difetti. Ma spesso egli li vede più chiaramente di noi e ci può aiutare a riconoscerli e a emendarci.

 

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