Montagna con i bambini. Intervista ad Erica Beltrame

Erica Beltrame, giornalista e mamma di due bambine, è una persona che senza dubbio AMA la montagna, ha partecipato a TEDxUdine con un talk sul dono che si fa ai bambini camminando con loro e ha  un approccio montessoriano all’educazione, quindi è stata per me la persona perfetta per rispondere ad un po’ di dubbi che avevo su trekking e bambini e, soprattutto, su come coniugare famiglia e itinerari nella natura.
camminarebambiniblog
Alessia. Innanzitutto,  ti chiedo come si organizza un itinerario anche per i bambini. Va bene che non si vuole salire in vetta, ma come dice anche Raniero Regni, in un’intervista, sotto ai sei anni il bambino ha nel tatto e nell’esperienza dell’osservazione e della manipolazione il proprio motore interno, per poi passare a camminate anche notevoli dai sei anni in su. Come si può conciliare allora il fatto che i bambini si fermino ogni lumachina, foglia, pietra che vedono con l’impulso degli adulti di arrivare alla meta?
Erica Beltrame. Per quella che è la mia esperienza pianificare l’itinerario per l’uscita, fa già parte della gita stessa. La scelta del percorso – soprattutto nel caso delle prime uscite, o almeno finché per i bambini non diventa una cosa normale andare a camminare in montagna – è fondamentale.
Per questo noi teniamo conto sempre di alcuni parametri importanti: che il sentiero non sia troppo lungo (all’inizio un’ora per raggiungere il rifugio o la meta prefissa è più che sufficiente, considerando che poi servirà un’altra ora per tornare al punto di partenza). Anche il dislivello non deve essere eccessivo: il mio consiglio è di iniziare con un dislivello di 250/ 300 metri e incrementare, man mano che si prende confidenza.
E’ auspicabile che lungo il sentiero ci siano punti di interesse “per bambini”: una cascata, un pascolo con gli animali, un bosco di castagne, cespugli di lamponi, passerelle da attraversare, piccoli massi su cui  potersi arrampicare e sentire scalatori.  Un’altra cosa che piace tanto sono i libri di vetta, soprattutto quando iniziano a scrivere: l’orgoglio di poter scrivere il proprio nome su quel libro da grandi per loro è indescrivibile!
Ai bambini, generalmente, piacciono i sentieri più “avvenuturosi”, quindi meglio un sentierino che va a zig zag nel bosco, rispetto a una pista forestale che è decisamente piu monotona.
E poi, davvero lasciamoli liberi di fermarsi. Noi potremo tornare – anche da soli – lungo quel sentiero per arrivare nel minor tempo possibile alla meta: mentre siamo assieme a loro lasciamoci guidare dal loro stupore e dalla loro meraviglia.
A. Un altro punto che mi interessa particolarmente è la preparazione. Come si arriva alla preparazione di uno zaino sensato? Perché mio figlio quando deve prepararlo sembra Miss Potato di Toy Story 2!
EB. Anche preparare lo zaino assieme è bellissimo!( Dai 3 / 4 anni in poi lasciategli portare il loro zainetto, se lo desiderano!). C’è una lista di immancabili: acqua e del cibo (anche se si punta al pranzo in malga) e un po’ di cioccolata. In estate crema solare e cappellino, in inverno cuffia e guanti. Un k-way e una felpa. Importanti anche fazzoletti, cerotti e un coltellino.
Oltre a questo noi siamo soliti portare le carte da Uno, per giocare quando arriviamo alla meta, un libro da leggere tutti assieme, un asciugamano se contiamo di fare il pic nic e per le uscite nei posti ventosi abbiamo preso un piccolo acquilone pieghevole.
Se poi sappiamo di incontrare animali, magari ci portiamo del pane vecchio.
Altre volte, invece, buttiamo tutto alla rinfusa nello zaino e …in caso sperimentiamo l’arte dell’adattamento!!!
A. Tu parli dell’escursione come un momento di contatto, con la natura, con la propria cultura e tra genitori e figli, cos’è che pensi sia più utile per i genitori per riuscire lasciarsi alle spalle la fretta quotidiana per vivere in modo così pieno questa esperienza?
 
EB. Per quanto riguarda me la prima cosa da fare è spegnere il cellulare (ma per fortuna spesso non prende!).  E poi camminando chiacchieriamo, giochiamo a chi indovina le parole che iniziano con una determinata lettera,  ci raccontiamo storie inventate sul momento, facciamo il gioco degli abbinamenti logici tra parole. (mucca – latte – formaggio).  E giochiamo anche a stare in silenzio. Per sentire il suono del bosco, che a volte ha la voce di un uccellino, altre volte scricchiola come le foglie secche, e in inverno ha la magia dei passi ovattati sulla neve.
Quando frequentiamo le montagne della zona di mio marito, raccontiamo alle bimbe le leggende di quei boschi, che ancora si sono conservate e vengono tramandate…con la speranza che un giorno anche loro possano raccontarle ai bambini del futuro!
In estate ci divertiamo a raccogliere frutti di bosco e tornati a casa li usiamo assieme… sono tutte cose che durante la settimana, tra lavoro, scuole, attività varie non si riescono a fare.
A. Ultima domanda. Come hai fatto a far diventare la natura parte della vostra vita? Si capisce che le escursioni, la montagna,  fanno parte di voi come famiglia e che le vostre figlie possono essere libere e autonome negli ambienti naturali,  ma questo è un sacrificio? Secondo te, è possibile anche per chi abita in città avere e coltivare nei bambini un rapporto così intenso con il mondo naturale?
E.B. Più “invecchio”  più sento l’esigenza di un ritorno alle origini, all’essenziale, alle radici, lontano da una vita “artificiale”, come diceva Montessori. Noi viviamo in  città, ma abbiamo la fortuna di raggiungere la montagna in meno di un’ora di auto e le colline anche in molto meno. Ogni week end prendiamo l’auto e puntiamo a nord. E d’estate anche durante la settimana. In inverno, invece, per il momento ci accontentiamo…finché le bimbe non ci chiederanno di trasferirci in montagna!
Per seguire le camminate per famiglie in Friuli e dintorni, vi suggerisco di seguire il blog camminarecoibambiniblog.wordpress.com
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