Voglio un tempo lento

Mattina. Ora di colazione prima di andare a scuola, lavoro, fuori.

Tu sei lì che corri, ti vesti, cerchi gli occhiali, la borsa, le chiavi.

Figlio/a è seduto che fa colazione, alzando il cucchiaio piano piano, infilando i cereali in bocca uno ad uno, riappoggiando il cucchiaio alla scodella si ferma per chiederti perché i serpenti hanno la lingua biforcuta. Tu ti fermi e ti chiedi come sia possibile velocizzare le operazioni che servono per uscire di casa, quando già vi alzate un’ora prima del dovuto e quest’ora passa velocissima e mettersi le calze può richiedere anche un terzo di quest’ora, e un altro terzo se ne va in bagno, e un altro terzo vola via solo per estrarlo/a dal letto e un altro terzo se n’è andato con i cereali. E già la statistica è andata persa e sei lì a guardare l’amata creatura che sta facendo colazione ponendosi domande esistenziali, con le calze, ma ancora pesantemente in pigiama.

Una delle cose più interessanti sul metodo Montessori, di quelle che ti fanno accendere le lampadine e trovare soluzioni, l’ho sentita da Vanda Mazzariello, maestra montessoriana da molti anni e formatrice Opera Nazionale Montessori, le parole esatte non le ricordo, ma il senso era: I bambini hanno un tempo diverso dagli adulti.

Questa è una delle cose su cui ci si scontra più facilmente e che è sostanzialmente inevitabile. Il brutto è che non gli può insegnare a fare più in fretta, il bello è che una volta capita appieno la portata di questo pensiero possiamo organizzare le attività per non farci partire l’embolo inutilmente.

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Aspetta, Antoinette Portis, Il castoro

Il tempo dei bambini è il presente sempre. In quell’infinità di tempo che ci mettono a fare le cose (soprattutto la mattina), stanno costruendo se stessi. La loro mente in quei momenti che a noi sembrano un infinito non fare, sta in realtà lavorando ben più di quello che fa la nostra, sta riorganizzando, costruendo saperi di vario genere.

Come scrive, Dario Arkel, che ho avuto la fortuna di conoscere in ambito lavorativo molti anni fa:

Gli adulti tendono a vedere nel bambino il tempo che verrà. Lo immaginano già grande. Progettano per lui il futuro. E spesso lo ascoltano poco. Perché non hanno tempo, appunto.

Fonte: Qui mamme

E più in piccolo, si vedono già fuori casa, al lavoro, con il bambino sistemato a scuola. Per il bambino, che è un vero maestro zen, il tempo che esiste ed è di reale importanza è questo momento.

Se, come me, vi interessate alla meditazione, sapete certamente quanto sia difficile tornare a quella capacità di vivere appieno e completamente il momento presente, per cui forse più che da correggere sarebbe qualcosa da perdere il meno possibile.

Però vivendo nel 2018 e con quello che dobbiamo fare ogni giorno è molto difficile riconnettersi a quella che sarebbe forse anche una nostra esigenza.

Come fare allora a conciliare i tempi di adulti e bambini?

Prima cosa, semplificare al massimo. I vestiti si scelgono la sera prima, se voglio uscire nel pomeriggio non lascio tirare fuori mille giocattoli, se è tutto facilmente accessibile è più facile per tutti organizzarsi.

Secondo, meglio avere tanto margine di tempo ugualmente. Metti che per la prima volta l’aiutato a fare da solo decide di mettersi da solo la giacca e noi non abbiamo tempo per lasciarlo provare. Giornate passate sul web a leggere della Montessori che vanno dirette alle ortiche! Invece, se abbiamo molto più tempo del necessario possiamo fermarci e lasciargli il tempo di fare da solo.

E ogni tanto bisogna anche ricordarsi che quel tempo lento è una necessità dei bambini, allora nella passeggiata o nell’uscita possiamo fermarci anche noi, e stare lì ad osservare senza l’ansia di “Hai visto questa pietra? E il fiorellino? E il cane? Vuoi che ti legga un libro? Andiamo a salutare la zia?” E magari starcene lì anche noi ad osservare le formiche e cercare di capire senza interferenza perché affascinano tanto con i loro movimenti veloci.

 

 

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